Martin
-Cronache del ghiaccio e del fuoco- di George R.R. Martin
Autore: George R.R. Martin
Titolo della saga: Cronache del ghiaccio e del fuoco
Genere: Fantasy
Una saga che comprende 12 volumi, in atesa del volume conclusivo non ancora scritto
-Cronache del ghiaccio e del fuoco-
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Mi fa molto piacere parlare di questa saga, e si, ho letto tutti i dodici volumi, ma purtroppo il nostro George R.R. Martin non ha ancora scritto il libro conclusivo e chi sa quando sarà pubblicato in Italia...speriamo presto.
Ho letto tanti libri fantasy, ma questo mi è piaciuto moltissimo, leggevo fino alle 2-3 di notte senza rendermi conto delle ore che passavano. E davvero una storia coinvolgente che cambia sempre i destini dei personaggi. Succedono cose che non ti aspetti. Mi sono innamorata dei personaggi e vivevo insieme a loro le emozioni, i dolori e gli dispiaceri. Vi consiglio di leggere questa saga...specialmente se amate il fantasy epico con un po' di thriller.
I personaggi sono tantissimi, cosi come le terre, ma dopo un pò ci si abitua, ed è facile entrare con la fantasia, attraverso la lettura, nella loro vita. Per ogni volume transcriverò un tratto di testo preso direttamente dal libro e aggiungerò alcune immagini dei personaggi principali e le cover sia quelli italiane che originali.
Non devo dimenticare di dirvi che c'è anche una serie tv, trasmessa in Italia, tratta dal libro, e si chiama proprio "Il trono di spade". E' molto fedele al libro e per questo l'ho seguita con piacere, ma vi consiglio di leggere prima il libro.
-Il trono di spade-
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In una terra lontana, dove l'estate e l'inverno dura degli anni, la pace sta per finire. Il re Robert Baratheon, stanco di governare, ma non di divertirsi, chiede al suo migliore amico, Eddard Stark di prendere in mano gli affari del regno, nominandolo Il primo cavaliere del re. Eddard Stark, il signore del Nord, accetta questo incarico solo per trovare l'assassino del suo predecessore...gli stessi che vorrebbero uccidere il re. Tutte le strade lo portano alla famiglia più ricca dei Sette regni, la famiglia da cui fa parte la regina, i Lannister. Con lui porta anche le due figlie Sansa, la promessa sposa del principe Joffrey e Arya, figlia minore di dieci anni. I pericoli alla corte sono più alti che nel freddo Nord e L'inverno sta arrivando!!!
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"Royce si arrestò, pensieroso in volto, lo sguardo che esplorava lontano. Il vento freddo sussurrava tra gli alberi. La sua cappa d'ermellino si gonfiò come un'entità vivente.
«Qualcosa non va» disse Gared a voce bassissima.
«Davvero?» Il giovane cavaliere gli rivolse un sorriso beffardo.
«Non senti?» ribatté Gared. «Ascolta le tenebre.»
Will sentiva. Quattro anni nei Guardiani della notte, eppure non aveva mai avuto tanta paura. Cosa c'era là intorno?
«Vento. Alberi che si scuotono. Un lupo. Quale di questi suoni ti turba, Gared?» Il vecchio guerriero non rispose. Royce smontò con eleganza e legò le redini del destriero a un ramo basso, a debita distanza dagli altri cavalli, poi sfoderò la spada lunga. Le pietre preziose incastonate nell'elsa scintillarono. I raggi della luna scivolarono sull'acciaio della lama.
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Gli Estranei non emettevano alcun suono. Will percepì un movimento con la coda dell'occhio. Pallide ombre nel bosco. Girò il volto e colse una sagoma bianca nelle tenebre. Svanì in un soffio. I rami dell'albero-sentinella si agitarono nel vento, strisciando gli uni contro gli altri come dita scheletriche. Will aprì la bocca per lanciare un avvertimento, ma la voce gli si congelò in gola. Forse si era sbagliato. Forse era stato solamente un uccello notturno, un riflesso sulla neve, uno scherzo del chiaro di luna. In fondo, che cosa esattamente credeva di aver visto? «Will, dove sei?» chiamò ser Waymar rivolto verso l'alto.
«Riesci a vedere niente?» Royce ruotava lentamente su se stesso, di colpo guardingo, la spada in pugno. Anche lui doveva averli sentiti, nello stesso modo in cui li aveva sentiti Will. Sentire, certo. Ma niente da vedere.
«Will! Rispondi! Perché fa così freddo?»
Faceva freddo. Un freddo improvviso, innaturale. Tremando, Will si aggrappò con maggior forza alla biforcazione, la faccia premuta contro il tronco dell'alberosentinella, il sentore dolciastro, appiccicoso della resina sulla guancia. Dalle tenebre della foresta emerse un'ombra che andò a fermarsi di fronte a ser Waymar. Una sagoma alta, scavata, dura come vecchie ossa, la pelle livida che pareva d'alabastro. Ogni volta che si muoveva, la sua armatura sembrava cambiare colore: un momento appariva candida come neve appena caduta, il momento dopo era nera come una caverna. Il tutto andava a mescolarsi, a compenetrarsi con lo sfondo grigioverde degli alberi in un sinistro caleidoscopio che mutava a ogni passo, simile ai raggi della luna su acque agitate. Will udì ser Royce esalare un lungo sibilo.»"




-Il grande inverno-
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"«Eccola qui!» disse una voce sibilante alle sue spalle.
Sorpresa, Arya girò su se stessa. Un ragazzo di stalla, con un sorrisetto compiaciuto stampato in faccia, la stava guardando. Indossava una tunica lurida e un giubbetto di pelle ancora più lurido. I suoi stivali erano coperti di stereo e in pugno stringeva un forcone.
«Chi sei?» gli chiese.
«Lei non mi conosce» rispose. «Ma io conosco lei. Oh, sì, la ragazzina-lupo.»
«Aiutami a sellare un cavallo» lo pregò Arya girandosi di nuovo verso il baule per prendere Ago. «Mio padre è il Primo Cavaliere del re. Ti ricompenserà.»
«Tuo padre morto» rispose il ragazzo avanzando verso di lei. «È la regina che mi ricompenserà. Vieni qui, ragazzina.»
«Sta' lontano!» Le sue dita si chiusero attorno all'impugnatura della spada.
«Ti ho detto vieni!» L'afferrò per un braccio, le fece male.In un istante di assoluto terrore, tutto quello che Syrio Forel le aveva insegnato svanì. L'unica lezione che Arya riuscì a ricordare fu quella che le aveva dato Jon Snow, la prima. Colpì con la punta della spada, muovendo la lama verso l'alto, con brutale forza isterica. Ago si aprì la strada attraverso il giubbetto lurido e la carne bianca del ventre del ragazzo di stalla e uscì dalla schiena, in mezzo alle scapole. Il ragazzo lasciò cadere il forcone e dalla bocca gli sfuggì un gorgoglio, uno strano suono a metà fra un rantolo e un sospiro.
«Oh, dei» gemette e serrò le mani attorno alla lama mentre la sua tunicasi allagava di rosso. «Tirala fuori...»
Quando lei la tirò fuori, lui morì. I cavalli adesso nitrivano forte. Arya rimase immobile vicino al corpo, spaventata dall'immagine della morte violenta. Nel crollare, il sangue era sgorgato dalla bocca del ragazzo e altro sangue continuava a uscire dalla ferita al ventre, formando una pozza sotto il suo corpo. Là dove aveva afferrato la lama, le palme delle sue mani erano ferite. Lentamente, Ago in pugno, Arya arretrò. Doveva andare via, non importava dove, in qualsiasi posto che fosse lontano dallo sguardo accusatore del ragazzo."


-Il regno dei lupi-
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"«Sarà la guerra a farli diventare vecchi» disse Catelyn. «Nello stesso modo in cui ha fatto diventare vecchi noi.» Anche lei era stata una fanciulla quando Robert, Ned e Jon Arryn avevano innalzato i loro vessilli contro Aerys Targaryen, ma era ormai donna quando i combattimenti, ebbero fine. «Provo pietà per loro.»
«Perché?» le domandò lord Rowan. «Guardali. Sono giovani, forti, pieni di vita e di risate. E anche di desiderio carnale, eh sì, assai più di quanto sappiano che cosa farci. Genereranno molti bastardi questa notte, te lo garantisco, mia lady. Perché provare pietà?»
«Perché non durerà» la voce di Catelyn era piena di tristezza. «Perché sono i cavalieri dell'estate... Ma l'inverno sta arrivando.»
«Lady Catelyn, ti sbagli.» Brienne di Tarth la stava osservando con occhi dello stesso colore blu della sua armatura. «Per quelli come noi» riprese la giovane donna guerriera «l'inverno non arriverà mai. Sedovessimo cadere in battaglia, le nostre gesta verranno cantate nelle canzoni, ed è sempre estate nelle canzoni, tutti i cavalieri sono valorosi, tutte le fanciulle sono belle e splende sempre il sole.»
"L'inverno arriva per tutti noi. Per me, è arrivato con la morte di Ned. E arriverà anche per te, piccola, prima ancora di quanto credi." Ma questo, Catelyn Stark non ebbe la forza di dirglielo.
«Lady Catelyn» fu re Renly a trarla d'impaccio. «Vorrei prendere una boccata d'aria. Non vorresti accompagnarmi?»
Catelyn si alzò immediatamente in piedi: «Ne sarei onorata».
Anche Brienne balzò in piedi. «Maestà, dammi il tempo d'indossare la mia cotta di maglia. Non dovresti mai essere senza protezione».
Re Renly sorrise: «Se non sono al sicuro nemmeno tra le mura del castello di lord Caswell, circondato da tutto il mio esercito, non credo che una singola spada potrebbe fare molta differenza... nemmeno la tua spada, Brienne. Siedi e continua pure a mangiare. Se dovessi avere bisogno di te,ti manderò a chiamare."


-La regina dei draghi-
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"«Chiederesti a una madre di vendere uno dei propri figli?»
«E perché no? La madre può sempre farne un altro. Inoltre, accade ogni giorno che le madri vendano i propri figli.»
«Non la Madre dei draghi.»
«Nemmeno per venti navi?»
«Nemmeno per cento navi.»
«Non ne ho cento» la bocca di Xaro si era incurvata all'ingiù. «Tu però hai tre draghi. Dammene uno, in cambio di tutte le mie gentilezze. Neavrai ancora due, e anche trenta navi.» Trenta navi le avrebbero consentito di far sbarcare un piccolo esercito d'invasione sulle sponde del Continente Occidentale.
"Un piccolo esercito che io però non ho.
«Quante navi possiedi, Xaro?»
«Ottantatré, senza contare il mio scafo da diporto.»
«E i tuoi colleghi dei Tredici?»
«Tra tutti, forse un migliaio.»
«E gli Speziali e la confraternita della Tormalina?»
«Le loro squallide flotte non contano.»
«Fa lo stesso» aveva insistito Daenerys. «Dimmi quante sono.»
«Milleduecento, milletrecento per gli Speziali. Non più di ottocento per la confraternita.»
«E che mi dici delle flotte di Asshai, di Braavos, delle isole dell'Estate, di Ibben, delle flotte di tutti gli altri popoli che navigano per il grande mare salato... Quante saranno tutte queste navi messe insieme?»
«Molte e molte di più» aveva risposto Xaro, chiaramente irritato. «Cheimportanza ha?»
«Sto cercando di stabilire un prezzo per uno degli unici tre draghi viventi al mondo» rispose Daenerys sorridendo amabilmente. «Direi che un terzo di tutte le navi esistenti al mondo siano un giusto prezzo, non trovi anche tu?»"


-Tempesta Di Spade-
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"«Se continueranno ad avanzare, gli staremo addosso per tutta la strada fino alla Barriera, in modo che si lascino alle spalle una scia di cadaveri.»
«Ma sono migliaia!» gridò una voce alle spalle di Chett.
«Sarà la morte per tutti noi!» Questa era la voce di Maslyn, incrinata dal terrore.
«Morte!» urlò il corvo di Mormont, sbattendo le ali nere. «Morte, morte, morte.»
«Per molti di noi» disse il Vecchio orso. «Forse per tutti noi. Ma come un altro lord comandante ebbe a dire migliaia di anni fa, è per questo che ci vestono di nero. Ricordate le parole del vostro giuramento, fratelli. Noi siamo le spade delle tenebre, siamo le sentinelle che vegliano sul muro...»
«Siamo il fuoco che arde contro il freddo.»
Ser Mallador Locke estrasse la sua spada lunga.
«La luce che porta l'alba» altri risposero. E altre spade sibilarono fuori dai foderi.
E poi tutti, tutti gli uomini in nero, ebbero l'acciaio in pugno. Trecento spade furono levate al cielo scuro. Trecento voci gridarono: «Siamo il corno che risveglia i dormienti! Lo scudo che protegge i regni degli uomini!».
Chett non ebbe altra scelta se non unirsi a sua volta al coro. L'aria era resa opaca dal loro respiro. La luce delle fiamme si rifletteva sull'acciaio. Fu compiaciuto dal vedere Lark e Piedemolle e Donnel Hill il Dolce fare anche loro parte del coro, come se fossero dei poveri idioti pari a tutti gli altri. Buona cosa. Non aveva senso attirare l'attenzione, soprattutto quando erano così prossimi alla fuga.
Quando le grida tornarono a scemare, fu di nuovo il vento a far sentire la propria voce tra le pietre dell'anello perimetrale. Le fiamme ondeggiarono e tremolarono, come se anch'esse avessero freddo. Nell'improvvisa quiete, il corvo del Vecchio orso lanciò un ultimo, solitario grido.
«Morte!»"


-I fiumi della guerra-
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"Gli ultimi abitanti di Città della Talpa stavano portando a termine la lunga scalata spronati dai confratelli in nero. Grenn che reggeva un bimbo tra le braccia. Pyp, due rampe più in basso, permetteva a un vecchio di appoggiarsi sulle sue spalle. I più anziani, i più deboli, erano ancora a terra, in attesa che la gabbia azionata dagli argani tornasse giù. Jon notò una madre trascinare i suoi due bambini, uno per mano, mentre un ragazzo poco più grande si affrettava su per gli scalini. Duecento piedi più in alto, Cielo Blu e lady Meliana - la quale non era per nulla una lady, tutti gli amici di Jon concordavano su questo - erano in piedi su una piattaforma, guardando verso sud. Da là, avevano una visione dell'incendio di Città della Talpa più chiara di lui, nessun dubbio. C'erano stati, ci sono sempre, uomini troppo ostinati, troppo stupidi o troppo coraggiosi per fuggire, e altri che avevano scelto di combattere o di sottomettersi. Forse i Thenn li avrebbero risparmiati.
"La cosa da fare sarebbe attaccarli noi" pensò Jon. "Con cinquanta ranger a cavallo bene armati, li possiamo sbaragliare là sulla strada delRe." Solo che non avevano cinquanta ranger bene armati, e non avevano nemmeno la metà dei cavalli. La guarnigione di Castello Nero non aveva fatto ritorno, e non c'era modo di sapere dove fossero in quel momento, né se le staffette che Noye aveva mandato a dare l'allarme li avessero raggiunti. "Siamo noi la guarnigione" capì Jon "e guarda come siamo ridotti." I confratelli che Bowen Marsh aveva lasciato indietro erano i vecchi, gli storpi e i ragazzi inesperti, esattamente come Donal Noye gli aveva detto."
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"Jon arretrò l'impennaggio all'altezza dell'orecchio, prese la mira, lanciò la freccia. Incoccò un'altra freccia, tese, lanciò. Il primo dardo perforò lo scudo con l'artiglio d'orso, il secondo attraversò la gola dell'uomo che gli stava dietro. Il bruto cadde urlando. Alla sinistra di Jon ci fu il basso twang! della balestra di Dick il Sordo. Un momento dopo, Satin gridò: «Ne ho preso uno! Al petto, l'ho colpito al petto...». «Ne ho preso uno anch'io» rispose Jon. Ormai non era più necessario andare alla ricerca dei bersagli: bastava sceglierli. Jon abbatté un arciere dei bruti mentre stava incoccando, mandò una freccia verso un guerriero che aveva cominciato a picchiare l'ascia contro la porta della Torre di Hardin. Non lo colpì, ma il dardo che vibrava, conficcato in profondità nel legno di quercia, indusse il bruto a ripensarci."


-Avanti-